BIOGRAFIA

Lorenzo Lazzeri è nato a Firenze nel 1956 dove attualmente vive e lavora. Si diploma al Liceo Artistico nel 1975 e all’Accademia di Belle Arti nel 1979. Dagli anni ’90 rivisita in modo estremamente personale tracce e suggestioni della pittura classica dei grandi maestri toscani del ‘400, ma anche di artisti pop e dell’arte povera.

PAESAGGI DI PITTURA
NATURA E VISIONE NELL’OPERA DI LORENZO LAZZERI

Nato a Firenze nel 1956, Lorenzo Lazzeri si diploma all’Accademia delle Belle Arti nel 1979 e si presenta per la prima volta al pubblico, quattro anni dopo, con la prima mostra. Da allora, molte sono state le esposizioni personali e collettive che lo hanno visto protagonista, convalidandolo fra le personalità più attive e valenti del panorama artistico fiorentino.

Pittore schietto, sinceramente innamorato delle affascinanti visioni paesistiche nelle quali si immerge, Lorenzo Lazzeri ha eletto, fin da subito, la Natura quale soggetto privilegiato; nei suoi primi dipinti, dedicati per lo più al tema dell’acqua e del mare, si coglieva la netta volontà di voler penetrare fin dentro l’elemento naturale; coglierne il respiro, catturarne anche il più lieve ed impercettibile soffio vitale.

Immagini che hanno in sé la forza della visione, sottratte dal pittore, si direbbe, da territori reconditi dell’immaginario, e restituite sulla tela con tutto l’incanto degli impasti della tavolozza; egli sente le forme come annunciatrici di energia, di movimento, ed il suo è tutto un gioco teso a recuperare il legame con la sostanza della figurazione, espressa attraverso un colore denso, pastoso, graduato in scale cromatiche essenziali, con tonalità di fondo fra l’ocra ed il grigio.

Nella mostra organizzata da Giuliano Allegri alla Galleria della Bezuga, sono presenti alcuni dei dipinti più recenti dell’artista; notevole è la serie dedicata agli alberi: tavole di piccole dimensioni raffiguranti imponenti piante sulle quali si stende ininterrotta la luce solare, e l’aria si imbeve pienamente del colore del cielo. Atmosfere di un irreale imbrunire, pervase dal silenzio, dall’assoluta assenza dell’elemento umano, per le quali ritorna alla mente la citazione di George Braque che, nelle sue Reflexiòns, annotava di aver cura di mettersi all’unisono con la Natura, e mai di copiarla; anche per Lorenzo Lazzeri risulta prepotentemente evidente quanto l’impressione empirica ceda il passo per un paesaggio sognato, fantastico, trasposto sulla tela solo dopo essere stato vagliato al filtro della sua esclusiva sensitività.

Vedute fulgenti e non prive di malinconici vagheggiamenti di spazi infiniti, riflessi di una realtà interiore anelante felici stati di grazia intuitiva, lontani dal caos al quale la vita condanna l’uomo dei nostri giorni.

Una considerazione altresì valida per la lunga serie dedicata agli oggetti inanimati distrattamente abbandonati: secchi di vernice, biciclette, porte, cancelli, conquistano la centralità delle composizioni, interamente avvolti da una quiete innaturale, per acquisire l’astratta suggestione di simboli puri, pur mai perdendo la completezza della propria fisicità.

Oggetti riportati con una cura che denuncia un amore ed un rispetto per il bello presente, per chi lo può e lo sa vedere, anche nelle cose più comuni, di uso ordinario. È dunque la ricerca della bellezza nei suoi aspetti più delicati, fuggevoli, meno appariscenti, che Lorenzo Lazzeri sembra ostinatamente inseguire. Egli organizza i propri racconti pittorici intrecciando realtà e visione, sottintende sfuggenti ragionamenti sul ruolo del soggetto, lascia aperta la strada ad infinite interpretazioni.

Si potrà parlare allora, per la pittura di Lorenzo Lazzeri, di un inquieto e persistente assillo d’indagine, unito ad un linguaggio, ad un codice linguistico di assoluta originalità, con un proprio andamento, una propria incontestabile peculiarità. Si potrà parlare di una lucidità che da esteriormente descrittiva si fa visionaria, sempre tesa a sottrarre i soggetti ai ritmi impietosi del tempo.

È ciò che, ci auguriamo, possa emergere dalla proiezione in poche righe, di solo alcune tracce di ciò che riteniamo sostenga la sua complessa struttura culturale. Con la speranza, al contempo, che possano stimolare il pubblico e la critica ad approfondire lo studio del personaggio – l’artista ed il suo lavoro – in un’epoca nella quale vedere pittori sinceramente votati al proprio mestiere, è divenuta oramai una rarità.